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Il punto sulla Flag con Alessandro Di Lorenzo: “La società ha lavorato bene, in generale ci siamo. Poi il campo ci dirà se il lavoro sarà premiato”

 

 

Il settore Flag Daemons è in pieno e costante sviluppo e in mano a Mauro Mondin e ad Alessandro Di Lorenzo sta sviluppando i presupposti giusti per poter affrontare la nuova stagione nel modo migliore. In tutti i settori e categorie, con un progetto a lungo termine ma i cui frutti si intravvedono già da ora. “In questo periodo la stragrande maggioranza dei nostri ragazzi si è suddivisa tra gli impegni tackle e flag e non sempre siè avuta la possibilità di avere una continuità per vedersi e allenarsi, ma non poteva essere altrimenti anche per il progetto Leocorni che ha coinvolto da vicino e maggiormente rispetto al passato, i giocatori”

Lo sguardo resta fermo su un obiettivo principale che coinvolge tutto il movimento Flag dei Daemons: “Il discorso che facciamo ai ragazzi è che chiaramente non abbiamo voluto insistere e premere il piede sull’acceleratore, attendendo le prossime settimane per iniziare a lavorare con maggior continuità. In generale” evidenzia Di Lorenzo “c’è una buona potenzialità generale, la società ha lavorato bene sia sulla qualità sia sul numero. Individualmente e globalmente ci siamo, poi ci sarà da verificare quanto il lavoro verrà premiato sul campo”.

Come tutte le realtà sportive minori, anche la Flag anela di visibilità e voglia di mostrarsi al pubblico per coinvolgere il maggior numero di persone. Per raggiungere questo traguardo è essenziale l’approccio giusto da parte degli allenatori: “L’obiettivo del coaching staff è quello di fare vivere ai ragazzi in ogni categoria Jr un’esperienza, creando sia un bagaglio sportivo sia umano. Il Flag è un movimento purtroppo minore nel panorama sportivo italiano, ciò su cui si vive è soprattutto il passaparola, così il numero aumenta, l’interesse si propaga perché se fai delle esperienze positive allora altri arrivano, per curiosità e restano per piacere. Probabilmente qualcosa accadrà con le prossime olimpiadi ma servirà non solo parteciparvi ma sperare che l’Italia possa fare benissimo e vincere qualcosa. Anche in quel caso, però l’esperienza insegna che se ne parla per qualche giorno e poi tutto torna a tacere”.

Passione, divertimento, formazione. La Flag è soprattutto questo, un’esperienza di vita a 36 gradi: “Questo sport si fa non per soldi, non per fama, non per gloria ma perché ci si appassiona e soprattutto ci si diverte e si impara uno stile di vita. Deve essere formativo per gli uomini e le donne di domani, insegnando la disciplina, il sacrificio, il lavoro, l’impegno. Ed essendo uno sport di squadra la Flag insegna che il gruppo è la base da cui partire e su cui appoggiarsi, una struttura di cui diventi parte integrante, una famiglia vera e propria a partire dal tuo reparto di competenza, fino alla squadra per arrivare alla tua società”.

Adesso ci si ricompatta, per programmare al meglio la preparazione migliore in vista dei rispettivi campionati: “Al momento siamo in un periodo di attesa vigile: da febbraio inizieranno ad aumentare il numero di allenamenti e ci sarà una riunione per programmare al meglio e capire se dobbiamo accelerare o rallentare. L’obbiettivo generale è crescere dando obiettivi e motivazioni sia personali che professionali facendo giocare il più possibile tutti i componenti del gruppo squadra. Anche la società ha lavorato bene in questo senso, integrando ogni settore giovanile e quello femminile, investendo nel modo corretto. Le aspettative al momento sono accantonate, vedremo cammin facendo cosa si creerà: certo vincere è molto meglio ma non è l’obiettivo principale che si siamo segnati”

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