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La tackle senior torna al lavoro, intervista a Samuele Rigato: “Vibrazioni positive, gruppo che farà bene”

 

La Tackle senior dei Daemons ha ripreso gli allenamenti dopo la pausa invernale, Samuele Rigato dopo i primi mesi di lavoro con il gruppo squadra tira un primo, positivo, bilancio generale:
Sono contento perché mi sono ritrovato ad avere a che fare con un gruppo di ragazzi che hanno voglia di mettersi in gioco e di impegnarsi nel vero senso della parola. Chiedono, sono curiosi, hanno interesse nel capire e nell’apprendere. Sono rimasto piacevolmente colpito in questi primi mesi del feedback che è arrivato dagli allenamenti perché hanno ascoltato e soprattutto accettato le nuove disposizioni e i metodi di preparazione. Mi hanno confermato le vibrazioni che avevo avuto nel momento in cui la società mi aveva contattato per iniziare la collaborazione con la prima squadra“.

Come procede il piano di avvicinamento alla nuova stagione 2023?
Il lavoro che stiamo svolgendo è in linea con le tempistiche che ci siamo prefissati, si sta progredendo piano piano anche perché l’obiettivo concreto non è di arrivare al top ad inizio di campionato ma di poter migliorare in corso d’opera. Rispetto ad altre esperienze del passato, la scelta è quella di crescere e arrivare al top nel momento più importante della stagione, ai playoff, senza arrivare stanchi e affannati. Solo così si può puntare ad andare oltre.

Insieme ad Aristide Marossi si è deciso di affrontare anche dei mini camp intensivi, perchè?
Il metodo che abbiamo adottato prima di Natale lo si può ripetere anche nelle prossime settimane. Prima della pausa abbiamo lavorato su due mini Camp, di un weekend l’uno, per dare intensità e continuità al lavoro sui ragazzi. Una full immersion che ha permesso e permetterà di metabolizzare al meglio i meccanismi dei movimenti e gli schemi tattici: nel football americano sono fondamentali le ripetizioni e questa metodologia ha permesso ai giocatori di calarsi nella situazione.

Com’è stata recepita questa novità dai giocatori?
Un aspetto nuovo rispetto al passato dei Daemons, il timore era che come avviene per ogni cambiamento ci fosse diffidenza ma tutti i ragazzi dal primo all’ultimo hanno capito l’utilità di questo approccio funzionale a imparare gli automatismi che dovranno esserci, sia nel singolo reparto sia nel lavoro di squadra.

Qual è l’obiettivo di questi camp intensivi?
Il principio su cui stiamo lavorando è semplice quanto fondamentale: quando un giocatore inizia a pensare, perde quella frazione di secondo che è fondamentale durante il gioco e può rimetterci la prestazione. Se tutto viene metabolizzato nel lavoro settimanale, allora questo rischio si abbassa in percentuale e l’obiettivo è ridurlo al minimo. E’ soprattutto qui la differenza tra il lavoro di team in una società e in Nazionale.

Cioè?
Nel Blue Team il problema più grande è che soprattutto nei raduni iniziali e in quelli lontani dalle partite, i giocatori selezionati sono abituati a metodologie d’approccio differenti e bisogna insegnare loro nel modo più funzionale possibile gli automatismi della nazionale. E’ per questo che si guarda ai selezionati soprattutto per il loro grado di forza, le capacità atletiche e la qualità tecnica. Ma anche la migliore adattabilità ai sistemi tecnico-tattici su cui andiamo a lavorare.

La società ha investito molto, condividi l’approccio e la strategia?
Ai Daemons ho trovato una società che anche in questo senso sta lavorando a lungo termine e non ha paura di investire perché sa perfettamente che il football americano ha bisogno di persone dentro e fuori il campo. E per averle bisogna lavorare bene in tutti i settori, anche in quelli giovanili. A Milano chi vuole giocare a Football fortunatamente ha molte possibilità e alternative, il fatto che i Daemons stiano costruendo dei validi settori giovanili è un segnale importante: si sta costruendo una base. I frutti che arriveranno nessuno li conosce, di certo è che se non semini…

Un investimento sulle giovanili che è passato anche attraverso un progetto nuovo, vincente: i Leocorni
Molto probabilmente qualche ragazzo delle giovanili verrà da noi, abbiamo bisogno di essere un buon numero, di certo su alcuni innesti di prospettiva lavoreremo. In questo senso, l’esperienza che è maturata con il progetto Leocorni tra le diverse società (Rhinos Milano e Lions Bergamo, ndr) in ci sono anche i Daemons, è già fondamentale, al di là degli ottimi risultati che si stanno già raccogliendo. L’aspetto più importante a mio avviso è stato il differente approccio del coaching staff: il progetto Leocorni ha permesso a tanti ragazzi di lavorare con allenatori professionisti, formati, che hanno potuto dare loro quel quid in più in allenamento e in partita. Solitamente, le categorie giovanili vengono date in mano ai giocatori più bravi e disponibili della prima squadra, in questo caso invece hanno trovato dei coach dedicati completamente a loro

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